Circolo Lucano di Zurigo

Il blog del Circolo. Gli appuntamenti, le notizie e tant'altro.

Archive for the ‘Storie’ Category

Un ulivo nodoso e secolare

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Un ulivo nodoso e secolare. Ecco l’albero della Pasqua, che non è raro trovare in una campagna, frondoso e scosso un poco dal vento. E’ una festa che porta l’odore di Primavera appena arrivata, che mescola sacro e profano, antichi riti liturgici e paraliturgici, che parte dalla morte e che celebra la vita, anche con solenni banchetti ricchi che mandano in sollucchero tutti.
Come al solito, ogni paese ha le sue tradizioni che durante il Triduo Pasquale e l’antecedente Settimana Santa, esplodono… e allora ho deciso di raccontarvi di usi e costumi di un paese di cui non dirò il nome, ognuno può leggerci del suo, trovare somiglianze e differenze e sentire, spero, l’odore delle palme benedette, del grano cresciuto al buio e deposto nelle Chiese il Giovedì Santo, come omaggio al Cristo che prega nell’orto degli ulivi, o quello dei palloni riempiti di elio che si vendono durante la festa , insieme ai ceci tostati, alle noccioline e ai semi di zucca, o ancora l’odore delle
uova, dell’agnello (quello da fare al forno!) e…
Il sole caldo del giorno delle Palme, fa appena in tempo a tramontare sui giunchi intrecciati e i ramoscelli d’ulivo, che già si apre una settimana che passa attraverso Via Crucis, Cristi in ebano, processioni, canti e cioccolata, per culminare nella notte del Giovedì, lunga e tortuosa, a cui all’umile gesto della lavanda dei piedi, si accompagna la tradizione di ”visitare le Chiese”, ovvero girare le varie Chiese, addobbate a lutto, pregare un po’ dentro e chiacchierare tanto fuori, tra l’odore residuo dell’incenso e luci tremule di candele e l’acciottolato del sagrato un po’ umido e lucido…
Il Venerdì Santo, il ligneo e snodato corpo di Cristo, così sofferente e ben conservato da qualche confraternita che indossa una tunica nera, viene portato al Calvario, alla croce di ogni città, a cui si sale arrancando un po’ e si vedono tanti piccoletti in spalle ai genitori, che portano la loro “croce”, fatta di bimbi, giocattoli, biscotti, urla e vestitini nuovi già sporchi e con le calze sfilate… Sale il Cristo tra la folla, tra la gente in costume, tra un Giuda e una Maddalena, più bella di quanto immaginassimo, tra una Madonna a lutto, con un pugnale d’argento sul cuore, tra i soldati romani e le fruste, sale per essere crocifisso e il cuore si stringe quando il coro intona “Ah si’ versate lacrime”, perchè sarà anche una finzione, ma a mezzogiorno, con il caldo e la sete, sotto le parole dell’Arciprete e la banda che suona mesta, un po’ il cuore si stringe.
Il Sabato non suonano le campane, e si sente che manca qualcosa, ormai la quiete inizia a pervaderci, si preparano le ultime cose, si puliscono bene le case, e ci si prepara al domani, al luminoso giorno di Pasqua, dove Cristo risorge e noi risollevati ci sediamo davanti al ricco e festoso banchetto fatto di tradizionali paste e carni attorniati da torte dolci e salate.
Ma siamo sinceri, alzarci rilassati e riposati, il Lunedì dell’Angelo, con il solo pensiero di rimettersi a preparare delle squisitezze, di passeggiare nella campagna fiorita e di rilassarsi magari sull’amaca in fondo al giardino, o nel porticato, non fa di quest’ultimo, il più bel giorno della Pasqua?

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October 30th, 2008 at 10:18 pm

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Ricordi di un’estate lucana

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Lunghe e tortuose sono le strade che lontane dalla Basentana, girano per le dolomiti lucane, lunghe, pulite, immerse nel verde, girano attorno a campi dorati, fiumiciattoli e laghetti e sullo sfondo un paesaggio dai vari colori che emerge tra le fronde degli alberi.
Un pomeriggio, passando nel silenzio della Val D’Agri, scovando strade, quasi sentieri, che portano ai vari paesini, passando tra le grosse mucche cornute e qulache uccello predatore che ti fischia sulla testa, vedevamo ogni tanto, una fermata SITA, che testimoniava che quel percorso non è proprio dimenticato, inutilizzato, che qualche viaggiatore, ogni tanto scende là… in mezzo alla campagna al limitare del bosco e si inoltra chissà dove, in una terra che quasi sembra magica.
Ce ne andavamo così dalla Madonna di Viggiano cercavamo la strada nascosta per arrivare a Castelmezzano e all’improvviso ci capitó la cosa migliore che potesse accaderci: ci siamo persi… e abbiamo continuato a vagare, spuntando fuori a Laurenzana, ad esempio, dove la gente passeggiava, inerpicata tra le salite del paesino, ragazzi, ma soprattutto lesti anziani, che testimoniavano come vivere bene, in una terra sana, in un gioiello di benessere, come la Lucania, tiene lontani i mali del mondo.
Guardarla così, la nostra regione, dal ciglio della strada, m’ha fatto scoprire quanto sia bella, quante emozioni a guardarla, a respirarne l’aria, siamo davvero fortunati, è un’oasi, lontana dal degrado di altre zone, dall’ edilizia selvaggia, dall’inquinamento tangibile e dal caotico muoversi.
Per quanto riguarda i paesini, poi, questi sono così ben fatti, che sembrano quasi dipinti, scolpiti, sistemati sulle cime delle montagne come pietre preziose che abbelliscono e rendono ancora piú ricco il territorio…
Vi consiglio di perdervi, magari andando da Lagopesole a Monticchio… magari in Primavera, quando la bellezza dei fiori nei campi, non potrà che rendere tutto ancora piú luminoso.

Written by admin

October 30th, 2008 at 2:52 pm

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Una storia

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Può anche accadere che le speranze e la trepidazione mettano in secondo piano, quando si lascia la propria casa, la nostalgia. Può addirittura accadere, che, per motivi diversi, si ha bramosia di andar via dal proprio paese. Ma, diceva un vecchio saggio, ti accorgerai presto, che solo qui avrai pace. E per “qui” intendeva tutto il paese, o tutti i paesi del mondo. Quei paesi piccoli come il mio, dove le strade le conosci tutte e le case e le persone che le abitano fanno parte della tua vita. Quando me ne sono andata, al buio fresco di un mattino primaverile, avrei voluto fare uno di quei gesti da film, come raccogliere un po’ di terra o una pietra da portare con me, e invece dovevo pensare alle
centinaia di ultime cose da fare, ricontrollare i documenti, i biglietti, chiudere le enormi valigie, salutare chi mi aspetta con gli occhi lucidi sulla porta, chè il giorno in cui si parte ogni rancore viene messo da parte e ci si abbraccia stretto; chè più pesante di quei limitati 15 kg di bagaglio, c’è il mio cuore. Non so voi, ma i 500 metri che separano casa mia dall’uscita del mio paese, io non li ho mai fatti ridendo. So bene quanto sia difficile ricordare a volte quei piccoli particolari di un’immagine che creino il ricordo perfetto. Per anni mi sono chiesta quale tipo di albero fosse piantato là dove la strada fa una curva polverosa, vicino alla fontanella gialla. Arrivare in un paese straniero, anche se c’è qualcuno che ti aspetta alla stazione e che ti accoglie in casa sua, ti fa sentire solo… ovunque ti giri, non c’è nulla di familiare; la scontrosità o l’indifferenza che abbiamo in paese, improvvisamente, in mezzo a tanti volti impenetrabili, dai tratti non familiari, svanisce e vorremmo trovare se non un volto amico, almeno una persona sorridente, qualcuno che ci guardi e ci dica “non preoccuparti, andrà tutto bene”, in mezzo a quel freddo nuovo, a quelle scritte gigantesche che non dicono nulla a noi che non conosciamo la lingua. E’ di ieri l’odore dei mandarini, che sentivo in inverno, quando ancora credevo di essere in autunno e tardavo a mettere il cappotto, chè ancora un po’ di sole spunta fuori! Oggi invece è fine estate e corro a cercare una maglia più pesante, chè l’autunno gelido è arrivato e lo sento. Quando è festa, Domenica o altro, ed esci per strada, ti sembra che tutti siano in giro con le loro famiglie, con i loro amici, con qualcuno con cui dividere l’allegria di un pomeriggio quasi sempre semi assolato; ce
ne sono tanti motivi per sentirsi solo, almeno per strada, quando tutti ti sembrano felici e pare che solo tu porti in giro un dolore chè tutti dovrebbero leggertelo in faccia e invece continui a camminare, e ognuno ti viene incontro e ti urta o ti scansa, senza vederti. Così iniziarono a capitarmi cose strane, io solitamente schiva, guardavo con gioia e desiderio, quasi non riuscivo a non salutare estranei che parlavano la mia lingua, e a loro mi sentivo sorella, e pensavo che per tutte quelle genti, ferme davanti ad un negozio, stanche sull’autobus, c’era una storia come la mia. Diventavo curiosa se
mi capitava di imbattermi in qualcuno della mia terra, della mia provincia… magari con lui avrei potuto parlare, sapere, ricordare …

AdA, 2006

Written by admin

October 30th, 2006 at 7:31 pm

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