Un ulivo nodoso e secolare
Un ulivo nodoso e secolare. Ecco l’albero della Pasqua, che non è raro trovare in una campagna, frondoso e scosso un poco dal vento. E’ una festa che porta l’odore di Primavera appena arrivata, che mescola sacro e profano, antichi riti liturgici e paraliturgici, che parte dalla morte e che celebra la vita, anche con solenni banchetti ricchi che mandano in sollucchero tutti.
Come al solito, ogni paese ha le sue tradizioni che durante il Triduo Pasquale e l’antecedente Settimana Santa, esplodono… e allora ho deciso di raccontarvi di usi e costumi di un paese di cui non dirò il nome, ognuno può leggerci del suo, trovare somiglianze e differenze e sentire, spero, l’odore delle palme benedette, del grano cresciuto al buio e deposto nelle Chiese il Giovedì Santo, come omaggio al Cristo che prega nell’orto degli ulivi, o quello dei palloni riempiti di elio che si vendono durante la festa , insieme ai ceci tostati, alle noccioline e ai semi di zucca, o ancora l’odore delle
uova, dell’agnello (quello da fare al forno!) e…
Il sole caldo del giorno delle Palme, fa appena in tempo a tramontare sui giunchi intrecciati e i ramoscelli d’ulivo, che già si apre una settimana che passa attraverso Via Crucis, Cristi in ebano, processioni, canti e cioccolata, per culminare nella notte del Giovedì, lunga e tortuosa, a cui all’umile gesto della lavanda dei piedi, si accompagna la tradizione di ”visitare le Chiese”, ovvero girare le varie Chiese, addobbate a lutto, pregare un po’ dentro e chiacchierare tanto fuori, tra l’odore residuo dell’incenso e luci tremule di candele e l’acciottolato del sagrato un po’ umido e lucido…
Il Venerdì Santo, il ligneo e snodato corpo di Cristo, così sofferente e ben conservato da qualche confraternita che indossa una tunica nera, viene portato al Calvario, alla croce di ogni città, a cui si sale arrancando un po’ e si vedono tanti piccoletti in spalle ai genitori, che portano la loro “croce”, fatta di bimbi, giocattoli, biscotti, urla e vestitini nuovi già sporchi e con le calze sfilate… Sale il Cristo tra la folla, tra la gente in costume, tra un Giuda e una Maddalena, più bella di quanto immaginassimo, tra una Madonna a lutto, con un pugnale d’argento sul cuore, tra i soldati romani e le fruste, sale per essere crocifisso e il cuore si stringe quando il coro intona “Ah si’ versate lacrime”, perchè sarà anche una finzione, ma a mezzogiorno, con il caldo e la sete, sotto le parole dell’Arciprete e la banda che suona mesta, un po’ il cuore si stringe.
Il Sabato non suonano le campane, e si sente che manca qualcosa, ormai la quiete inizia a pervaderci, si preparano le ultime cose, si puliscono bene le case, e ci si prepara al domani, al luminoso giorno di Pasqua, dove Cristo risorge e noi risollevati ci sediamo davanti al ricco e festoso banchetto fatto di tradizionali paste e carni attorniati da torte dolci e salate.
Ma siamo sinceri, alzarci rilassati e riposati, il Lunedì dell’Angelo, con il solo pensiero di rimettersi a preparare delle squisitezze, di passeggiare nella campagna fiorita e di rilassarsi magari sull’amaca in fondo al giardino, o nel porticato, non fa di quest’ultimo, il più bel giorno della Pasqua?